Le mani sulla Asrem

Aspetto che martedì prossimo la Giunta regionale risponda all’interpellanza che ho depositato ieri sulla nomina del nuovo Direttore sanitario della Asrem e immediatamente dopo, in assenza di spiegazioni serie e fondate, non esiterò un solo minuto a trasmettere tutti gli atti alla competente Procura della Repubblica affinché si accerti se l’ambiguità delle recenti nomine sia frutto solo di palese inadeguatezza amministrativa oppure la conseguenza di un preciso disegno volto a “controllare” uno snodo nevralgico della gestione sanitaria e, in tal caso, verificare con urgenza se ci sia un mandante.

La nomina di ieri del dott. Lauriello, è soltanto l’ultimo tassello di un mosaico ormai definito e inquietante.

Tutto parte dalle dimissioni del dott. Carabellese, direttore sanitario che aveva ‘osato’ formulare e mettere nero su bianco clamorosi rilievi critici sotto il profilo clinico, sanitario e finanziario relativi alla nuova rete ictus.

Dopo di lui, Di Santo ha nominato due figure entrambe inconferibili per legge (d.lgs. 39/13), in quanto candidate alle scorse regionali rispettivamente con la Lega e con la lista “Il Molise che vogliamo”.

E ieri, dopo una vacatio di alcune settimane, ecco spuntare dal cilindro tale Lauriello, nome non presente nell’elenco degli idonei approvato dalla Giunta regionale del Molise meno di un mese fa, ma attinto, non si sa perché, da quello della Campania risalente ad oltre 3 anni fa, e in base ad una non meglio precisata “valutazione comparativa”, che non si capisce chi ha fatto e in base a quali criteri, scavalcando tutti i validissimi professionisti molisani inseriti nell’elenco degli idonei.

Una valutazione fulminea, completata in meno di 48 ore, visto che il curriculum di Lauriello sarebbe pervenuto sul tavolo del DG soltanto il 24 giugno e la nomina confezionata il 26. E si può escludere che Di Santo ci abbia lavorato di notte, visto che la sera del 25 era a Pozzilli al concerto di Gigi D’Alessio, immortalato da TVI mentre si intrattiene amabilmente con il sen. Lotito e il commissario Bonamico sotto al palco.

Questo capolavoro è tutta farina del sacco di Di Santo oppure ha ricevuto indicazioni dall’alto? E, di grazia, da chi?

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