
Se domani mattina i commissari o i Ministeri decidessero di mettere i lucchetti al San Timoteo o al Veneziale o al Cardarelli o a tutti e tre gli ospedali contemporaneamente… Roberti, gli assessori e noi consiglieri regionali ci troveremmo davanti a un bivio: accettare in silenzio i lucchetti rendendoci complici della scure governativa oppure ribellarci – purtroppo inutilmente – condannando la Regione alla bancarotta e quindi al commissariamento dell’Ente, senza riuscire comunque ad impedire la decretata chiusura degli ospedali.
È questa la sintesi brutale, ma perfettamente aderente alla realtà, del famigerato comma 871 – meglio noto come emendamento Lotito – alla recentissima legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) entrata in vigore il 30 dicembre scorso, norma che strozza letteralmente il Molise con un “cappio” al collo, sia finanziario che sanitario, mettendoci di fronte alla scelta tra il fallimento della regione indotto dal blocco del trasferimento straordinario dei 90 milioni previsti, e ulteriori tagli “al buio” a reparti e strutture dell’organizzazione sanitaria pubblica regionale, già ridotta allo stremo.
Come siamo arrivati a questo punto di non ritorno?
È molto semplice: la responsabilità, norme alla mano, è imputabile esclusivamente ai commissari attuali, i quali hanno miseramente fallito il compito loro assegnato dalla Legge di bilancio dello scorso anno (L. 207/2025), ossia quello di approvare il Programma Operativo 2025/2027 a cui era stato subordinato lo sblocco dei 90 milioni. Sblocco che oggi viene dunque ulteriormente vincolato a condizioni ancor più proibitive, che risultano contabilmente impossibili (ripianare in due anni circa 100 milioni di debito) e inaccettabili a livello sanitario (chiudere chissà quali e quanti altri reparti ancora), pena la bancarotta.
Attenzione: stavolta il tema non riguarda i limiti della legislazione dei piani di rientro e le regole del commissariamento applicate da 16 anni. No. Oggi siamo di fronte a un inadempimento specifico addebitabile unicamente ai due commissari attuali – responsabili di non aver approvato il Programma Operativo 25/27 così compromettendo l’accesso della Regione ai 90 milioni – i quali, ciononostante, restano comodamente al loro posto, continuano a percepire l’indennità mensile e si concedono anche il lusso di farci la morale sulla scarsa qualità della vita nei comuni che scoraggerebbe i medici dal partecipare ai concorsi della Asrem.
Anche stavolta, ritengo del tutto ingiusto ed illegittimo che siano i cittadini e le imprese molisane a pagare l’inadempimento dell’attuale struttura commissariale: per evitare di finire “cornuti e mazziati”, ho presentato oggi in Consiglio regionale una mozione per indure il Presidente Roberti e la Giunta a promuovere ricorso alla Corte costituzionale, ai sensi dell’art. 127, co. 2, Cost., contro la legge di bilancio 2026, che viola il principio di leale collaborazione tra lo Stato e la Regione, nonché a trasmettere gli atti alla Procura della Corte dei conti del Molise per accertare se da tali inadempimenti sia derivato un danno erariale per cittadini e imprese.
La Regione ha tempo fino alla fine di febbraio per promuovere la questione di legittimità costituzionale. È l’ennesimo banco di prova che ci dirà da che parte stiano Roberti e la sua maggioranza.




