
A beneficio di chi sgomita e si affanna da giorni per occultare l’evidenza
con il conforto imbarazzante di qualche fogliaccio adibito a clava che ricorda ormai molto da vicino la Gazzetta dei tempi d’oro
, rimettiamo in fila i passaggi della ‘temeraria’ vicenda della rete ictus partorita dai commissari governativi.
La struttura commissariale ha adottato il DCA 157 in fretta e furia prima della camera di consiglio al Tar del prossimo 8 ottobre, per tentare di sanare le plurime illegittimità che inficiavano il DCA 100 e schivare così il concretissimo rischio di una bocciatura da parte del Giudice amministrativo.
Violazioni così gravi ed evidenti che soltanto chi è a digiuno completo di diritto sanitario poteva non rilevare o, peggio ancora, tacere ad arte.
Il nuovo provvedimento, inoltre, tenta di recepire i rilievi critici dei Ministeri contenuti nel famoso parere 166_P-12/9/2025, che i commissari avevano tentato di occultare in malafede e che sarebbe rimasto segreto se “Primonumero” non lo avesse reso pubblico.
Perché era illegittimo il DCA 100 e cosa prevede il DCA 157 per correggere il tiro?
Innanzitutto, il DCA 100 modificava la previsione del Programma Operativo vigente, sostituendo il centro di riferimento per l’ictus ischemico, originariamente previsto all’ospedale Cardarelli, spostandolo al Neuromed.
Cosa fa il DCA 157? Lo riporta al Cardarelli, tornando alla formulazione originaria per la quale Neuromed si occuperà della trombectomia meccanica e della radiologia interventista soltanto “in via transitoria”, “nelle more dell’attivazione” presso il Cardarelli.
Non ci vuole un dottorato di ricerca per capire che non si tratti di una correzione da poco ![]()
In secondo luogo, il DCA 100 non aveva previsto il costo delle relative prestazioni, con conseguente nullità del Protocollo d’intesa Neuromed-Regione.
Cosa fa il DCA 157? Questa volta è costretto ad indicarlo, in 1,4-1,8 milioni di euro in favore di Neuromed (non proprio briciole, diciamo), per l’anno 2025 (alla cui fine mancano 3 mesi), rinviando a successivo atto la quantificazione del costo dal 2026 in poi, precisando che sarà un costo “ulteriore ed integrativo” rispetto al budget di 40 milioni già assegnato.
È compatibile questo maggior costo con il piano di rientro? Quali servizi sanitari saranno sacrificati per garantire i nuovi in invarianza di spesa? Chissà, lo scopriremo quando si pronuncerà il Tavolo tecnico che al momento, sul punto, tace.
Resta, sullo sfondo di questa vicenda di inquietante gestione del potere amministrativo, un argomento che invece dovrebbe essere il primo per ordine di importanza e di trattazione: la Asrem e la Neuromed sono pronti per attuare la nuova rete ictus in sicurezza per i pazienti?
E i reparti della Asrem che fanno parte della rete, sono adeguatamente informati per porre in essere i nuovi percorsi assistenziali?
Sono domande a cui le Amministrazioni coinvolte, in primis la Asrem, avrebbero il dovere di rispondere in modo chiaro, ufficiale e senza giri di parole. Una volta per tutte.




