
In assenza di dati scientifici certi, aggiornati e attendibili sul fabbisogno idrico regionale e sui volumi di acqua (eventualmente) in eccedenza, è impensabile sottoscrivere un accordo con la regione Puglia per la realizzazione del “tubone”: con buona pace di Meloni, Ciciliano, Conte o De Caro che sia, Roberti non può e non deve avallare nessuna decisione “al buio”, senza cioè aver prima blindato la garanzia dell’intangibilità delle riserve strategiche per il Molise, dell’effettiva consistenza dei volumi trasferibili alla Puglia e dei meccanismi di controllo e monitoraggio.
È legittimo e giusto invocare la “solidarietà” tra le regioni, ma soltanto a patto e condizione che non ne resti penalizzato, come sempre, solo il Molise, che ogni volta paga il prezzo senza ricevere nulla in cambio; e che ci sia reciprocità anche per gli altri ambiti, a cominciare da sanità, strade e trasporti su cui non mi pare che altre regioni si siano minimamente poste il problema di solidarizzare con noi. Anzi. Sennò anche stavolta “l’acqua va al mare” e la solidarietà se ne va a farsi benedire.
Se qualcuno ha pensato di “vendersi” l’acqua, la risorsa più preziosa dei molisani, con i soliti giochetti ai tavoli dei partiti di centrodestra e centrosinistra (M5S incluso), magari barattando qualche candidatura alle prossime elezioni in cambio di silenzi compiacenti, stavolta ha fatto male i conti. È bene che ne siano consapevoli sin da subito.




