Pure copiare è un’impresa improba

Tutto come previsto: per tentare di salvare gli ormai famosi 90 milioni di euro stanziati dal Governo lo scorso anno per evitare la bancarotta della regione, ma mai ottenuti a causa dell’inadempimento dei commissari governativi che non sono stati in grado di approvare il Programma operativo 2025/2027 come era richiesto, i nostri parlamentari stanno tentando di mettere un rattoppo al disastro da loro stessi creato.

In queste ore, infatti, è stato presentato un emendamento (Lancellotta 5.106) alla legge di conversione del decreto Milleproroghe nel tentativo di rettificare il pericolosissimo comma 871 (Lotito) della legge di bilancio del dicembre scorso – quello, per intenderci, che qualcuno dipingeva come la “salvezza” del Molise e qualcun altro (il sottoscritto) aveva invece definito, sin da subito, “un cappio al collo per strozzare il Molise”. E tale si è dimostrato, tanto da indurre i nostri eroici parlamentari, guarda caso dopo le nostre denunce in Consiglio regionale, a una corsa contro il tempo per provare a rimediare alla disfatta da loro stessi predisposta, verosimilmente con l’aggravante dell’esserne inconsapevoli: come altro la vogliamo chiamare, se non il frutto avvelenato della sempre strombazzata filiera istituzionale?

Difficile, a questo punto, eludere l’evidenza che finora il contributo fornito alla ‘causa’ del Molise sia stato impalpabile o addirittura, come in questo caso, controproducente. Più complicato ancora negare – a giudicare dal testo dell’emendamento presentato in queste ore alla Camera – che l’approssimazione dimostrata sul campo mal si concili anche con la competenza richiesta dalle cariche istituzionali ricoperte.

Entro nel merito. Ammesso che passi (ma non è detto), l’emendamento al Milleproroghe non risolverebbe comunque un bel niente, perché andrebbe a correggere un paio di pagliuzze senza neppure sfiorare la trave: in breve, posticipa al 31/12/2029, anziché al 31/12/2027, la copertura del disavanzo prodotto al 31/12/2023 (circa 31 milioni di euro, se otterremo i 90 previsti al momento congelati), così salvando i commissari dal rischio di incorrere in una clamorosa responsabilità erariale per il mancato riconoscimento dei 90 milioni.

Come se non bastasse, il nuovo testo contiene un vero e proprio abominio giuridico: se i commissari fallissero anche la data del 28/2/2026, l’erogazione del 50% dei 90 milioni non sarebbe più “non riconosciuta”, ma solamente “sospesa”, fino a quando – e qui viene il bello, anzi lo sconcerto – fino alla “assicurazione degli adempimenti”, cioè l’adozione del Programma operativo.

A cosa corrisponda in diritto “l’assicurazione degli adempimenti” non è dato sapere, non essendovi traccia in nessun manuale di diritto costituzionale o amministrativo di questa ignota fattispecie coniata per l’occasione dalla fantasia dei nostri legislatori: un provvedimento o si adotta o non si adotta. Non esiste un provvedimento che si “assicura” di adottare. È un nonsense giuridico, una fattispecie aleatoria e indeterminata che non può trovare diritto di cittadinanza in un testo di legge.

E ancora: l’emendamento, in ogni caso, non prova nemmeno a correggere il punto più critico della norma Lotito, ossia l’obbligo (assurdo) di coprire già con il bilancio 2026 – da approvare entro e non oltre il 30/4/2026 – il disavanzo degli anni 2024 (ulteriori 34 milioni di euro, certificati dalla Corte dei conti nel giudizio di parifica 2024) e 2025 (almeno altri 20 milioni). In sintesi, entro 3 mesi dovremmo reperire nel bilancio regionale ulteriori 55 milioni di euro per coprire una parte del disavanzo.

Un obiettivo finanziario letteralmente impossibile: ho provato a spiegarlo con il cucchiaino in Consiglio regionale nella seduta del 23 dicembre 2025 (fortuna che c’è il video integrale pubblicato sul mio profilo a dimostrarlo), ma evidentemente i nostri parlamentari ne hanno ascoltato i primi 10 minuti e poi, non reggendo, hanno scrollato oltre, trascurando il nodo più critico della questione.

Forse ho sbagliato metodo, visto che le toppe escogitate si dimostrano persino peggiori del buco. A futura memoria, resta solo il dettato, come si usava un tempo alle scuole elementari.

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