Sanità, Romano risponde ai commissari: ma sono del mestiere questi? (controVento)

A leggere alcune dichiarazioni pubbliche dei commissari alla sanità e di chi si presta a fare da cane da riporto, si è assaliti da un dubbio amletico: certe vette di acume le raggiungono da soli o chiedono l’aiuto da casa?

È bastato che mettessi a paragone l’inerzia colpevole della Regione Molise sul disavanzo e la vittoria politica di De Luca al Tar Campania sul piano di rientro, per farli scattare in piedi con precisazioni davvero sensazionali, pari solo alla scoperta dell’acqua calda: Molise e Campania sono due casi differenti! Caspita, chi l’avrebbe mai detto?!

Le ipotesi a questo punto, sono due: o sono completamente a digiuno anche dei più elementari rudimenti di diritto sanitario, e non lo escludo affatto; oppure provano a confondere le acque, e mi pare probabile; oppure entrambe le cose, il che mi sembra, a questo punto, oltremodo verosimile.

E allora è il caso di fare un breve ripasso, a beneficio di chi finge di non capire ma soprattutto di coloro che cercano disperatamente di orientarsi nella disinformazione imperante montata ad arte da un sistema mediatico al quale troppo spesso ‘sfuggono’ le notizie, ma mai le bufale.

Primo. Il caso Molise è ovviamente diverso da quello campano sia perché la regione di De Luca non è commissariata, al contrario della nostra, sia perché alla Campania il Governo contesta il mancato raggiungimento degli obiettivi di salute, avendo invece centrato quelli contabili e di bilancio; viceversa, noi abbiamo fallito su entrambi i piani, nonostante 16 anni di commissariamento, milioni di euro per pagare le indennità dei commissari e degli advisor contabili, le tasse più alte d’Italia, il blocco delle spese non obbligatorie, 12 anni di blocco del turn over (che ha distrutto il tessuto di risorse umane mediche e paramediche negli ospedali) e la reiterata chiusura di reparti e servizi del sistema pubblico (il privato, invece, non è stato nemmeno sfiorato, anzi è cresciuto come posti letto e budget).

Il paragone tra le due realtà è invece opportuno per misurare come lo spessore politico delle classi dirigenti nelle due regioni sia diametralmente diverso: in Campania De Luca ha dimostrato coraggio e attributi, difendendo i suoi cittadini e mettendosi contro lo Stato; in Molise, invece, la Regione è letteralmente inginocchiata ai commissari governativi che vanno in tv, senza contraddittorio, a fare i fenomeni, puntando il dito contro la Giunta Roberti per aver nominato una dirigenza Asrem ritenuta non all’altezza, calpestando il Consiglio regionale e il suo Presidente, trattato come l’ultima ruota del carro, occultando i pareri ministeriali e diffondendo balle per tenere nascosto il Programma Operativo, non trasmesso alla Asrem neppure quando era tranquillamente nelle mani di professionisti che non avrebbero dovuto vederlo neanche dipinto, nonché ignorando i Sindaci e il loro ruolo istituzionale di interlocutori necessari.

Ciononostante restano al loro posto e, con sprezzo del pericolo (o del ridicolo), dispensano consigli e reprimende con comunicati stampa e interviste a profusione che ne compromettono ancor più la reputazione, anziché far recuperare loro uno straccio di credibilità.

Prendete quella di oggi: ci spiegano che grazie alla rete ictus le emorragie cerebrali non verranno più trattate fuori regione, dunque tacendo del tutto che Neuromed garantisce il servizio almeno dal 2016, cioè da quando il commissario-presidente Frattura chiuse la neurochirurgia al Cardarelli (con gli strali di Di Giacomo che, all’epoca, firmava un post al giorno su facebook contro quella scelta e contro il Balduzzi, che oggi invece difende a spada tratta, folgorato sulla strada di?).

E ancora: definiscono “sterile disputa” quella sui laboratori di emodinamica, ridicolizzando la battaglia dei sindaci di Termoli e Isernia per garantire il servizio alle rispettive comunità, come fece a suo tempo Roberti, sindaco di Termoli, incassando una storica pronuncia del Consiglio di Stato, presidente il compianto Franco Frattini, che attribuì prevalenza assoluta alla tutela della salute minacciata dalla chiusura di Emodinamica senza sottoscrivere accordi di confine né prevedere altre modalità assistenziali (cioè esattamente come oggi).

L’elenco delle “perle” di questi scienziati della sanità, del diritto e della comunicazione è ancora lungo, ma Facebook non è la sede più idonea. Lo sarebbe, invece, il confronto diretto, carte alla mano, se l’informazione facesse il suo dovere e loro ne avessero il coraggio.

Massimo Romano Costruire Democrazia

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